• Sabrina Verzeletti

Scopro e conosco le mie emozioni - Inside Out


Il tema delle emozioni e dell'intelligenza emotiva è molto ricorrente nella mia vita professionale.

Da un anno a questa parte infatti, con alcuni colleghi, ho ideato un laboratorio di alfabetizzazione emotiva di nome "EmoLab".

L'introduzione del nostro progetto recita così:

"Sulla scorta del concetto di “efficienza”, in voga nella società odierna, troppo spesso si dà esclusiva importanza agli aspetti fisici del processo di sviluppo del bambino, più immediatamente allenabili e monitorabili, e agli aspetti quelli cognitivi, da sempre considerati l’obiettivo dell’istituzione scolastica. Negli ultimi anni però, lotta per farsi strada un concetto fondamentale e innovativo, quello di “Intelligenza Emotiva” (IE) (...) che si riferisce alla capacità di un individuo di percepire, controllare, valutare ed esprimere emozioni. Nonostante le persone con elevata IE possano non avere ampie conoscenze tecniche o accademiche, esse dimostrano di funzionare meglio dal punto di vista professionale rispetto a quelle con un maggiore QI. Perché? Sono più consapevoli di se stesse, più in grado di regolare le loro azioni e gestire meglio la responsabilità, sono motivati e capaci di empatizzare. Come si traduce questo sul piano didattico? Se l’IE è responsabile almeno del 75% delle capacità di una persona di avere successo, l’educazione affettiva dovrebbe occupare un ruolo fondamentale nella scuola, avviando il bambino ad una più profonda, positiva conoscenza di sé, delle sue potenzialità e fragilità, e ad instaurare rapporti gratificanti con gli altri basati sulla collaborazione, il rispetto, il dialogo."

Il laboratorio è stato avviato con le classi quinte di una scuola primaria e ci ha permesso di verificare che si tratta di un tema per nulla scontato sul quale si può lavorare tanto dando il via all'emergere di spunti e contenuti interessanti da parte dei più piccoli.

E a proposito di emozioni, mi fa piacere riportare sul mio blog una riflessione/recensione che ho scritto esattamente due anni fa dopo la visione del film d'animazione Inside Out; era la prima volta che un cartone animato per bambini (e non solo) trattava i temi della psicologia moderna e ricordo mi scese una lacrimuccia pensando al significato rivoluzionario di questa novità.

Eccola qua:

"Inside Out della Disney è un film d'animazione che mostra in modo elegante e originale il peso che le emozioni hanno nella vita di una persona. Per la prima volta un cartone animato diventa psicologia cognitiva pura mettendo in scena ciò che accade all'interno della testa delle persone quando si trovano a dover reagire agli eventi della vita. Per fortuna ci viene sempre in aiuto un variegato spettro di emozioni, il quale non solo contribuisce all'espressione dei nostri bisogni istantanei, ma lavora più affondo nella creazione di memorie dalla colorazione affettiva che andranno a far parte per sempre del nostro patrimonio a lungo termine generando i più stabili tratti di personalità. Non manca niente: le emozioni di base, i ricordi che vengono immagazzinati in pillole e poi archiviati in immensi magazzini a lungo termine dai quali potranno essere recuperati in maniera volontaria oppure casualmente come quel jingle che ci ronza sempre in testa, ma anche essere cancellati definitivamente qualora inutilizzati e divenuti "opachi". E pure i sogni, il subconscio, il pensiero astratto, il ragionamento induttivo e il treno dei pensieri. Dunque senza emozioni non sapremmo dare colore a ciò che accade e non vi sarebbe memoria utile, e senza memoria non avverrebbe l'archiviazione e la definizione di ciò che realmente siamo. Ma cosa più importante, a dispetto di ciò che si pensa, ogni singola emozione contribuisce all'esistenza dell'altra: se riusciamo ad apprezzare le belle emozioni è solo grazie all'esistenza di quelle meno belle che danno una spinta a mettere in moto la testa per trovare nuove modalità di riuscita. Ecco che quindi crescere significa passare da uno stato in cui pensieri e ricordi sono monocromatici, a uno stato di sempre maggiore complessità in cui si può piangere di gioia, avere paura e buttarsi lo stesso, mangiare qualcosa che non ci piace proprio e apprezzare ogni momento di gioia che la vita ci regala come intermezzo tra le tante difficoltà."

Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?

Sabrina Verzeletti

Per i laboratori di alfabetizzazione emotiva in età evolutiva e per informazioni sui nostri progetti per la scuola

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