• Sabrina Verzeletti

Vuoti di memoria: quando dimenticare è un problema?


"Avrò chiuso l'auto?", "Ma che giorno è oggi", "Ho scordato il tuo compleanno!", "Ma dove sono quei documenti? Li metto sempre qui!".

Dimenticare, dal latino dementicare = uscir di mente. Quante cose ogni giorno escono letteralmente dalla nostra mente mentre lavoriamo, studiamo e corriamo tra un impegno e l'altro?

Le richieste su questo argomento provengono spesso da studenti che faticano a memorizzare quello che studiano o da persone dai 50 anni in su che temono di avere già subito un deterioramento delle capacità cognitive e vogliono capire se è solo una loro impressione o è davvero l'inizio di qualcosa di preoccupante.

Perché la memoria cala?

La memoria è una funzione intellettiva molto importante poiché ci consente di creare ricordi che ci permettono di imparare, relazionarci con gli altri e adattarci all'ambiente esterno.

La memoria è una delle funzioni cognitive che maggiormente risente dell'invecchiamento del cervello, il quale consiste sostanzialmente in una riduzione di neuroni in zone deputate a questo scopo; tuttavia, l'invecchiamento fisiologico del cervello non determina in tutte le persone gli stessi identici risultati; infatti, la memoria può essere influenzata da diversi agenti come i fattori emotivi, cognitivi o neurologici dipendenti ad esempio dall'età o da patologie.

Per quanto concerne i fattori emotivi, la capacità di ricordare può essere fortemente influenzata dalla presenza di depressione o forte ansia: molte volte si tratta di un circolo che si autoalimenta, perché il timore di non essere più capaci di ricordare le cose ostacola a sua volta la capacità di ricordare.

Può essere che la dimenticanza non dipenda da una riduzione dell'efficienza delle aree cerebrali deputate alla memoria, ma che sia invece un effetto secondario di un deficit attentivo (fatichiamo a concentrarci) o, più comunemente da un sovraccarico cognitivo (quando facciamo e pensiamo a troppe cose).

Vi sono poi cause organiche ben identificate che possono comportare un calo della prestazione mnestica, ad esempio ictus, trauma cranico e, chiaramente, i quadri di demenza. Anche altre condizioni cliniche molto più comuni possono, in alcuni casi, provocare variazioni nella qualità della nostra capacità di ricordare, ad esempio la menopausa, livelli di colesterolo alto e ipertensione, problemi al fegato o disturbi della tiroide, stress acuto, carenza di sonno, assunzione di farmaci e sostanze psicoattive (es. droghe, alcool..). Infine, il calo fisiologico della vista e dell'udito nell'anziano possono compromettere la comprensione e il consolidamento delle informazioni ambientali (se non vedo bene un'immagine è difficile che la ricorderò in tutti i suoi dettagli).

Quando bisogna preoccuparsi?

E' comune avere "vuoti" di memoria che quindi non devono sempre preoccupare eccessivamente e far pensare subito a qualcosa di grave.

Può essere normale:

  • avere piccole dimenticanze, anche ricorrenti (es. non ricordare dove si ha messo le chiavi, dimenticare il nome di qualcuno), che non influenzano troppo il vivere quotidiano;

  • sentirsi molto smemorati, ma gli altri non lo notano;

  • faticare a concentrarsi.

E' meglio richiedere un parere se:

  • oltre a noi, anche gli altri notano frequentemente le nostre dimenticanze;

  • capita spesso di non trovare il nome delle cose (anomia);

  • le dimenticanze compromettono l'autonomia della persona, la quale ha bisogno di essere supervisionata;

  • facciamo molta fatica ad apprendere nuove informazioni;

  • abbiamo difficoltà a svolgere compiti che abbiamo sempre fatto senza problemi;

  • non si riconoscono persone molto care.

Le responsabilità delle nuove tecnologie

I problemi di memoria comunque non affliggono soltanto le persone anziane, ma sono sempre più frequentemente riportati da studenti e adulti tra i 30 e i 50 anni.

L'uso delle nuove tecnologie può avere una qualche responsabilità sui cali di memoria? E' difficile dirlo in maniera assoluta, ma una cosa è certa: la memoria, come tutte le funzioni cognitive, ha bisogno di essere utilizzata e allenata assiduamente. Infatti, se da bambini siamo programmati per immagazzinare qualsiasi dato, con gli anni il nostro cervello risente del tempo che passa, seppure in maniera sottile, graduale e spesso silenziosa.

D'altronde, quante volte in una giornata vi capita di utilizzare seriamente la memoria? Davvero poco! Perfino nei lavori "intellettuali" la memoria è una funzione poco sfruttata poiché si demanda molto a computer e promemoria, e i piccoli sforzi possono diventare routinari perdendo la loro funzione stimolate. Prendere in mano una lista di numeri o parole e cercare di ritenerne il più possibile, non è certo un giochetto da tutti i giorni e non è nemmeno troppo divertente (anzi..)!

Viviamo in un'epoca in cui smartphone, smart-watch e tablet sono sempre perennemente presenti; questi dispositivi, con la loro miriade di funzioni, sono creati per facilitarci la vita, per diventare una sorta di prolungamento della nostra mente, una scatola nera nella quale depositare pensieri, segreti, immagini, flash e sicuramente anche molti ricordi. Allo stesso tempo però, questi strumenti ci portano a utilizzare sempre meno la memoria per le piccole cose di tutti i giorni; vi faccio un esempio: quanti di voi imparano ancora a memoria i numeri di telefono altrui?

Oltre a questo, è fondamentale tenere d'occhio i propri livelli di stress, poiché la disattenzione e il sovraccarico della mente, ovvero pensare a troppe cose (magari di natura diversa: lavoro, partner, figli, debiti, allenamenti, lista delle cose da fare..), concentrarsi eccessivamente sul lavoro e non riuscire a "staccare la spina", possono facilmente indebolire i processi di analisi delle informazioni, consolidamento e immagazzinamento.

Cosa fare in caso di calo della memoria?

Per capire come risolvere il problema e potenziare la capacità di memoria, è importante prima individuarne le cause: mi comporterò diversamente se esso dipende da uno stress momentaneo, da un calo di sonno o se è un effetto dell'invecchiamento.

In linea di massima ecco alcuni accorgimenti:

  • allena la memoria con esercizi complessi e faticosi (per mezz'ora almeno 3-5 volte alla settimana); puoi cercare un corso di memotecniche e di potenziamento cognitivo nella tua città (sono attivi presso il nostro Servizio Bergamasco di Neuropsicologia);

  • ritagliati, durante la giornata, un piccolo spazio personale per rilassarti e liberare la mente dai pensieri della "lista di cose da fare" (meglio se non si svolgono attività troppo impegnative a livello mentale);

  • migliora il tuo stile di vita mettendo in pratica gli accorgimenti che la letteratura scientifica consiglia per mantenere il cervello giovane più a lungo, ovvero alimentati correttamente e pratica regolarmente attività fisica.

In tutti i casi di dubbio e eccessiva preoccupazione è bene chiedere una valutazione oggettiva svolta da un neuropsicologo competente che, attraverso test standardizzati, può delineare un quadro completo della vostra capacità di memoria.

Sabrina Verzeletti

Per i servizi di valutazione dello stato di memoria, per il potenziamento cognitivo e per i corsi di memotecniche

puoi rivolgerti al Servizio Bergamasco di Neuropsicologia (sbn.bergamo@gmail.com)

#memoria #invecchiamento #neuropsicologia #memotecniche

162 visualizzazioni

SERVIZIO BERGAMASCO NEUROPSICOLOGIA

sbn.bergamo@gmail.com

333 5739499 | 345 7656256

via S.Rocco 29, Telgate (BG)

Copyrighty © 2017 Servizio Bergamasco Neuropsicologia - All right reserved