• Dott.ssa Giana Alessia

Esprimere le emozioni con l’aiuto di una favola


Lo storytelling per i bambini che fanno fatica ad esprimere quello che provano

Oggi vi vogliamo parlare di una tecnica molto utile in psicologia: lo storytelling, l’arte del narrare.

Un giorno, uno scricciolo di nome Nonimporta stava passeggiando nel parco. Era molto felice perchè aveva in mente di farsi un giro sulla sua altalena preferita. Ma proprio su quella altalena si stava dondolando Dario il Duro.

“Non puoi salire su questa altalena”, disse Dario il Duro, tirando fuori la sua linguaccia “perchè io non te la lascerò mai!”. “Non importa”, rispose Nonimporta, e si mise nella tasca dei pantaloncini tutta la tristezza provocata dall’idea di non poter salire sulla sua altalena preferita.

Lo scricciolo Nonimporta resta sempre impassibile e se gli capita qualcosa di spiacevole mostra sempre un gran coraggio e dice che non gli importa. Ogni giorno incontra tanti ostacoli, persone che lo trattano male ma lui con grande sicurezza, va sempre avanti, indossando una maschera. Il problema è che dopo un po' di tempo, è talmente pieno di sentimenti repressi che rimane bloccato in una siepe. Addirittura, durante la lettura del racconto, si scoprirà che Nonimporta inizia a traboccare le emozioni fuori da sè, e a far male alle persone che gli stanno accanto.

Non mostrare i sentimenti che fanno male non significa farli scomparire, perchè in questo modo acquistano forza. Le emozioni inespresse possono ricomparire sotto forma di malattie fisiche o comportamenti distruttivi che possono causare sofferenza alla famiglia intera. Quando il mondo interno non viene mai condiviso, il bambino si sente solo e spaventato e man mano che passa il tempo i sentimenti negativi tendono a crescere. Quando i bambini hanno dei sentimenti non manifestati è importante che qualcuno li aiuti a comprenderli e in questo caso lo psicologo e le favole ci possono aiutare.

Vi sono bambini che si autocontengono, trasmettendo al mondo il messaggio del tipo: “Non ho bisogno di te” o più in generale: “Non ho bisogno”. Questo atteggiamento può entrare a far parte del loro modo di essere, in modo tale da portare loro stessi a credere che sia vero che non hanno bisogno di nessuno.

Ecco alcune frasi tipiche di soggetti adulti che da bambini si autocontenevano: - “Non ho mai detto a mia mamma che da bambino ero terrorizzato del buio”; - “Non ho mai detto a mio padre che ero terrorizzato da mia madre”; - “A scuola ero profondamente infelice, ma ai genitori non l’ho mai detto”.

Vivere con un bambino che reprime le proprie emozioni può risultare molto faticoso per i familiari. Il bambino sente l’esigenza di scaricare la pressione interna in altro modo, per liberarsi di questa tensione.

Quando le emozioni represse emergono lo fanno spesso sotto le seguenti forme: - Agitazione e ansia; - Scoppi di ira senza giustificazione; - Incapacità di concentrarsi; - Enuresi notturna (pipì a letto); - Incubi; - Paure; - Iperattività.

Un’ altra possibile conseguenza per i bambini che reprimono le loro emozioni può essere la difficoltà di concentrazione nello studio. E' come se durante l’ascolto della radio si sentisse una fortissima interferenza: le emozioni inespresse possono occupare talmente tanto spazio da lasciarne poco per interessi e curiosità.

Una buona terapia offre al bambino la possibilità di sperimentare in modo intenso la presenza di una persona vicina ed empatica. Molti bambini la vivono come un'occasione arricchente, tanto che da adulti, in caso di un'eventuale sofferenza emotiva, si sentano spinti a cercare nuovamente qualcuno con cui parlare delle proprie emozioni, piuttosto che reprimerle per poi manifestarle sotto forma di tic, mal di testa, ansia, mal di pancia ecc...

Dott.ssa Giana Alessia

Psicologa

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