• Dott.ssa Giana Alessia

Aiuto! Come riabilito un afasico? Emozioni di un riabilitatore.


Lucia, la mia prima paziente afasica...

La prima paziente afasica che ho riabilitato aveva 34 anni. La chiamerò Lucia. Aveva avuto un ictus ischemico a seguito di una malformazione cardiaca scoperta proprio in quell’occasione.

La prima volta che la vidi provai tanta tenerezza.

Era in grado solamente di pronunciare delle sillabe e il suo nome.

Sapeva dire “ciao” e alla domanda “come stai?”

rispondeva automaticamente “Tutto bene! Tutto bene!”

Inizialmente non sapevo come approcciarmi a lei, era tanto giovane e aveva anche una bimba piccola: mi dispiaceva proprio! Poi pian piano ci siamo sciolte. Uso la prima persona plurale perchè anche il paziente deve sciogliersi con il suo riabilitatore, imparare a conoscere le espressioni facciali, il tono della voce e l’aspetto non verbale. Perchè ecco, il paziente afasico ha perso anche tutto questo aspetto qui…

Inizialmente evitavo di parlarle. Sentire che faceva molta fatica a comprendermi e a rispondermi mi metteva in difficoltà. Poi capii che se volevo esserle d’aiuto, qualche parola la dovevo spiaccicare e così è stato.

Un giorno presi in mano la situazione e mi dissi: “Da oggi deve migliorare! Devo mettercela tutta!”.

Ho inventato tutta una serie di esercizi per lei. Passavo delle ore in pausa pranzo a scrivere e scrivere frasi da completare, creavo vignette e piccoli brani semplificati. Tutto ciò che c’era già in commercio non mi soddisfaceva e per Lucia volevo creare qualcosa che fosse veramente personalizzato.

E così mi sono ingegnata e ho creato il mio metodo...

Il mio personalissimo metodo per la riabilitazione del paziente afasico, che magari alla dott.ssa x, y e z potrebbe anche non andare bene. Per me invece calzava a pennello.

Ho iniziato a parlare con Lucia.

Le mostravo delle vignette e le chiedevo di descrivermi il contenuto fino a quando non ero soddisfatta. Facevamo dei giochi di role playing, lei era la barista e io la cliente e viceversa. Giocavamo a “Indovina chi?” e a memory.

Non un semplice e noiosissimo Memory, ma un Memory parlato, in cui Lucia doveva non solo accoppiare le immagini ma doveva anche produrne una descrizione dettagliata. La facevo parlare, parlare e parlare e via via, Lucia ha iniziato ad esprimersi sempre meglio. Trascorrevo intere mattinate da Tiger in centro, cercando di capire cosa potessi utilizzare con lei. Dadi numerici, vignette illustrate della tombola, libri per bambini e tanto altro.

Non dimenticherò mai le ore trascorse insieme. Le sue lacrime e la sua frustrazione quando le mostravo il disegno di un gatto ma a lei usciva solo la parola “cane”, quando voleva dire “sì” ma diceva “no”. Non dimenticherò mai il suo raro neglect destro che la portava a ignorare completamente il tettuccio della casettina del Test della figura di Rey.

Mi sono affezionata a questo mio primo caso di afasia, riabilitato sufficientemente bene e quando a lezione in Università, in qualità di cultore della materia, ho parlato di Lucia, ancora mi brillavano gli occhi.

La riabilitazione cari lettori è fantasia, creatività e tanta tanta passione!

Cosa è l’afasia?

L’afasia è un deficit profondo della capacità di comprendere, elaborare e produrre

messaggi linguistici. È una difficoltà ad esprimersi oralmente, nel comprendere messaggi

verbali uditivi e nell'elaborare il linguaggio scritto.

Viene scoperta anche attraverso un colloquio rapido al letto del paziente,

semplicemente chiedendo le generalità.

Come mai è così importante parlare della riabilitazione dell’afasia?

Oggi L’ictus è in tutto il mondo industrializzato la prima causa di invalidità permanente. La sua incidenza si riduce in misura quasi impercettibile, ma la mortalità diminuisce progressivamente. Quindi, il numero di persone con esiti di ictus è destinato ad aumentare; in Italia ci sono 115.000 casi ictus per anno; 37.000 casi di afasia in fase acuta, di cui circa 16.000 hanno disturbi del linguaggio significativi a 18 mesi di distanza.

Nel nostro Paese circa 140.000 persone soffrono di disturbi del linguaggio a causa di un ictus, a cui vanno aggiunte le persone divenute afasiche a causa di traumi cranici, demenza, tumori, encefaliti…

L’afasia ha un impatto più negativo sulla qualità della vita dell’individuo rispetto al cancro e alla malattia di Alzheimer.

Negli ultimi anni è nata questa app molto utile, che permette agli utenti di comunicare tra loro, grazie allo smartphone, anche in presenza di deficit del linguaggio.

L’app si chiama WEMOGEE ed è disponibile gratis su APP store o su PLAY store.

Questo progetto nasce con l’obiettivo di restituire alle persone affette da afasia la possibilità di tornare a comunicare con amici e familiari in modo semplice e veloce.

Samsung Wemogee svolge infatti una duplice funzione: strumento di messaging a distanza tramite chat e supporto alla comunicazione in situazioni di compresenza.

Tramite la traduzione da testo a emoji e viceversa, l’app permette all’afasico di dialogare utilizzando esclusivamente le immagini. Samsung Wemogee si basa infatti su una library predefinita di più di 140 frasi: in collaborazione con un team di professionisti sanitari, è stata elaborata una lista delle frasi più frequenti negli scambi comunicativi di tipo informale, relative ai bisogni primari così come alla sfera affettiva.

Queste frasi sono state quindi tradotte in sequenze logiche di emoji: i pazienti afasici identificano ciò che desiderano comunicare tra un panel di opzioni esclusivamente visive, inviando la relativa sequenza di emoji al destinatario non afasico.

L’utente non afasico riceverà la comunicazione in forma testuale e potrà rispondere utilizzando parole scritte.

Se un tuo familiare è affetto da afasia, contattaci! Proporremo il trattamento più adeguato in base al tipo di difficoltà.

Dott.ssa Alessia Giana

#riabilitazione #afasia #Neuropsicologia

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